La chimica in un sorso d’acqua

Avete mai sentito parlare di PET? Questa sostanza, conosciuta anche come polietilene ftalato, è il composto con cui vengono prodotte le bottiglie di plastica. Ci sono diversi studi secondo i quali la bottiglia di plastica può “cedere” all’acqua contenuta all’interno alcune sostanze, le quali vengono utilizzate durante la produzione di queste bottiglie.

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Esistono specifiche normative, in particolare il Decreto Ministeriale Italiano del 21/03/1973 e il Regolamento UE n.10 del 2011, che elencano le sostanze (denominate “liste positive”) che possono essere presenti nell’imballo, ovvero nella bottiglia di plastica, e per la maggior parte di esse specifica i limiti di migrazione specifica (LMS), cioè la quantità massima consentita di una data sostanza rilasciata da un materiale o un oggetto nei prodotti alimentari. La normativa regolamenta i test da effettuare, specificando le condizioni (tempo e temperatura) e i simulanti alimentari da impiegare in base alla destinazione d’uso dell’imballo (es. contenere acqua per un anno in luogo fresco); si definiscono simulanti alimentari i mezzi di prova da usare in laboratorio che imitano i prodotti alimentari, . L’obiettivo dei test è quello di verificare e dimostrare che i limiti prescritti per legge vengono rispettati e che quindi l’imballo è “sicuro” per i consumatori.

Elenco di simulanti alimentari
                Simulante alimentare  Abbreviazione 
Etanolo 10% Simulante alimentare A
Acido acetico 3% Simulante alimentare B
Etanolo 20% Simulante alimentare C
Etanolo 50% Simulante alimentare D1
Olio vegetale Simulante alimentare D2
Poli(ossido di 2,6-difenil-p-fenilene) Simulante alimentare E

Esempi di utilizzo dei simulanti nei test di laboratorio:

  • simulante A è utilizzato per gli ortaggi freschi
  • simulante B è utilizzato per lo yogurt
  • simulante C è utilizzato per le bevande non filtrate (tra cui acqua)
  • simulante D1 è impiegato per le bevande con gradazione alcolica superiore a 20 %
  • simulante D2 è impiegato per la cioccolata
  • simulante E è utilizzato per i prodotti secchi

idoneita

Simbolo regolamentato nel DM del 1973 che indica l’idoneità del materiale od oggetto a venire a contatto con tutti gli alimenti.

Tuttavia, esistono delle accortezze importanti che i consumatori dovrebbero osservare e che spesso sono specificate in etichetta:

  • mai esporre la bottiglia di plastica alla luce e/o calore in quanto ci può essere una alterazione delle caratteristiche organolettiche (es. sapore e odore di “plastica”) e possono favorire reazioni chimiche nell’imballo con annesse migrazioni “indesiderate”
  • mai riutilizzare la bottiglia una volta finita, soprattutto con liquidi o polveri che non sono l’alimento a cui sono destinate, in quanto potrebbero scaturire delle reazioni e/o migrazioni che con l’alimento specifico non avverrebbero e inoltre si potrebbero verificare contaminazioni microbiologiche (es. instaurazione di colonie di batteri)

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Un consiglio importante è quello di utilizzare il più possibile bottiglie di vetro che risultano essere più “salutari” (minor probabilità di migrazione delle sostanze dal contenitore all’alimento, principalmente in seguito alle elevate temperature impiegate per la fabbricazione) e, inoltre, risultano essere una alternativa più sostenibile dal punto di vista ecologico e ambientale, dato che possono essere utilizzate più volte si producono meno rifiuti.

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Cecilia Camurri, Biologa e Food Contact Expert

Acqua in bottiglia e acqua del rubinetto, quali differenze?

Si definisce “acqua minerale” quell’acqua che ha origine da sorgenti naturali o perforate dall’uomo.

Sia l’acqua minerale, sia quella potabile (o acqua del rubinetto), sono batteriologicamente pure, anche se nel secondo caso vi è un’aggiunta di cloro per evitare la formazione di batteri lungo il percorso nelle tubature.

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Mentre da un lato l’acqua del rubinetto, lungo il passaggio nei condotti idrici, può contaminarsi di quantità, spesso minime, di alcuni metalli, che possono alterarne il gusto, dall’altro lato l’acqua in bottiglia può essere contaminata da alcune sostanze che vengono rilasciate dalla plastica. Da un lato il gusto può esserne alterato, dall’altro i controlli frequenti e costanti in alcuni casi rendono l’acqua del rubinetto più sicura.

Un discorso differente si può fare per il prezzo, bere acqua dal rubinetto incide meno non solo sul portafoglio, ma anche per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente, basta pensare alla quantità di bottiglie di plastica che vengono prodotte, buttate e smaltite ogni giorno.

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Sulla base del residuo fisso, un parametro che rappresenta la quantità di minerali disciolti in un litro d’acqua, si può fare una macro-distinzione in:

  • acque minerali: residuo fisso superiore ai 500 mg/l
  • acque oligominerali o leggermente mineralizzate: residuo fisso < 500 mg/l
  • acque minimamente mineralizzate: residuo fisso < 50 mg/l

Le ultime due favoriscono la diuresi, aiutano a ridurre la pressione. La maggior parte delle acque, sia del rubinetto, sia in bottiglia, sono oligominerali, possono essere quindi bevute in grandi quantità senza aumentare eccessivamente il contenuto di sali nell’organismo. L’acqua minerale invece è particolarmente indicata per chi tende a sudare molto, soprattutto quindi gli sportivi o in estate, perchè è utile per reintegrare i sali persi.

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E’ fondamentale ricordare che il corpo umano di un adulto è costituito da circa un 55-60% di acqua, che rappresenta il veicolo in cui avvengono tutti i processi fisiologici e metabolici. Occorre cercare di assumere quotidianamente circa 1,5-2 litri di acqua al giorno, per fare questo possiamo aiutarci sapendo che 6 bicchieri rappresentano all’incirca un litro.